Le 2 peggiori complicanze del Rinofiller

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Il Rinofiller, la sempre più diffusa tecnica di Medicina Estetica per correggere irregolarità del naso, anche dopo interventi mal riusciti, non è scevra da complicanze importanti. Per questo è importante, più che per altri trattamenti, affidarsi ad un professionista super-specializzato in Rinofiller.

A parlarcene è il Dottor Luca Grassetti, Chirurgo Plastico ad Ancona, che da più di 10 anni effettua questo trattamento.

Quali sono Dottore queste 2 complicanze?

Sono problematiche dovute all’iniezione accidentale di acido ialuronico all’interno di vasi sanguigni arteriosi, che per via diretta o retrograda, porta all’occlusione di un vaso con conseguente ischemia del territorio di competenza dello stesso. Mi riferisco nello specifico a:

  1. Necrosi Cutanea. La pelle di alcune aree del naso potrebbe diventare immediatamente bianca, poi bluastra, poi nera, fino ad ulcerarsi cadendo.
  2. Cecità temporanea o permanente, di solito monolaterale. Molto molto rara, ma teoricamente possibile, se vengono iniettate contemporaneamente alcune branche dell’arteria retinica: arteria angolare, dorsale del naso, sopratrocleare.

Come tutti i trattamenti medici, esistono complicanze, non per questo sono da evitare: nel piatto della bilancia bisogna valutare il rapporto rischio/beneficio e prenderne atto.

Cosa fare in caso di tali complicanze?

I primi segni dicevamo vengono notati dal medico in studio, dove il paziente effettua il trattamento: sbiancamento dell’area iniettata, seguito da rossore intenso e molto, molto dolore. Il medico effettuerà subito iniezione di alte dosi di ialuronidasi: un farmaco che scioglie l’acido iniettato in pochi minuti. Può essere ripetuto a distanza di alcune ore se il sintomo non si risolve. Seguiranno medicazioni per un paio di settimane.

Se la comparsa invece è tardiva, vuol dire che la necrosi è parziale: la zona prima si infiamma, poi compaiono bolle, infine diventa blu scura. Essa verrà opportunamente trattata con medicazioni giornaliere avanzate prima per sbrigliare l’area necrotica, poi per far ricrescere tessuto epiteliale, fino a completa guarigione dopo 2-3 settimane.

Come tutte le procedure mediche, nessun professionista potrà dare la certezza che le complicanze non si verifichino (certo che la preparazione e l’esperienza aiutano molto a capire i casi difficili, insidiosi e soprattutto le varianti anatomiche individuali arteriose, per evitarle); potrò però affidarmi al medico che sa, ed ha, l’esperienza necessaria per risolvere le problematiche che si dovessero verificare.