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Da Starbucks a Ikea, menù sempre più vegan
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il Mercoledì, 11 Febbraio 2015. Postato in News, Vegetariano, Il Blog di Giulia Ferrario

La comunità veg è sempre più in grado di influenzare ed orientare le scelte dei grandi brand, che si dimostrano sempre più sensibili (o forse semplicemente fiutano l’affare) nei confronti di questa crescente fetta di consumatori

Da Starbucks a Ikea, menù sempre più vegan

Dall'America arriva la notizia che Beyoncè, la star del pop ex leader delle Destiny Child da qualche tempo convertita alla dieta vegan, ha lanciato, insieme al suo personal trainer, la sua start up per il servizio a domicilio di cibo vegano. La nuova realtà del “meal delivery on line” si chiama 22 Days Nutrition, perché la filosofia del suo programma si basa sul concetto che ci vogliono 21 giorni per cambiare totalmente abitudini, mentre il 22esimo è quello decisivo per formarne di nuove (e più sane). Di fatti, proprio una recente ricerca condotta dalla società americana Humane Research Council , in collaborazione con l’istituto Harris Interactive, ha stimato che i “pentiti” della scelta veg, a quanto pare, sono soprattutto quelli che hanno adottato un cambiamento drastico e repentino, anziché avvicinarsi gradualmente al nuovo regime alimentare.


Sempre dagli USA il colosso americano Starbucks fa sapere che da inizio febbraio in tutti i negozi del Paese è disponibile il cappuccino con latte di cocco, come seconda alternativa vegetale al latte vaccino (era infatti già possibile scegliere la variante di soia). Una richiesta che sembra arrivare direttamente dai consumatori, dato che un’alternativa vegetale al latte è stata la seconda idea più votata di tutti i tempi sulla piattaforma “My Starbucks Idea.com” da parte dei clienti, con più di 84.000 preferenze.


Da noi, Ikea ha annunciato il lancio da aprile delle polpette vegane negli store della multinazionale, grazie al pressing degli animalisti di PETA, che hanno raccolto più di 25 mila firme per sensibilizzare l’azienda svedese sulle esigenze alimentari di una parte crescente della clientela. Recentemente, i consumatori italiani si sono mobilitati con una petizione on line che ha raccolto migliaia di firme contro la sparizione dei panini vegetariani e del sandwich “Veggie”, con verdure grigliate e salsa di yogurt, dai menu di alcune aree di servizio Autogrill.


Persino il settore dei surgelati sembra sia sempre più incline ad assecondare chi ha scelto di non mangiare più carne: la linea di prodotti veg “MyLife”, lanciata nella primavera 2014 dall’azienda Bofrost, sta raccogliendo sempre più consensi tra i clienti affezionati alla vendita diretta di surgelati. Ben il 9% dei clienti dell’azienda ordina e consuma attualmente prodotti di questa linea (che comprende burger di tofu e spinaci, ragu vegetali, cotolette veg e altri prodotti privi di derivati animali) e la crescita, nei volume di vendita di questo segmento, è a due cifre.


Effetto EXPO o qualcosa sta cambiando davvero? A quanto pare la comunità veg è sempre più in grado di influenzare ed orientare le scelte dei grandi brand, che si dimostrano sempre più sensibili (o forse semplicemente fiutano l’affare) nei confronti di questa crescente fetta di consumatori: consapevoli, esigenti e, soprattutto, attenti alla propria salute e all’ambiente. Una piccola moltitudine che ormai rappresenta nel nostro Paese il 7,1% della popolazione: circa 4,2 milioni di persone.

L'Autore

Giulia Ferrario

Professionista della comunicazione d'impresa,  vegetariana doc. Una passione per il fitness e l'alimentazione sana. Laurea in Lettere, ex rockettara, mamma felice. Amo viaggiare e scovare nuovi posti "veg" ovunque mi trovi.

Giulia Ferrario

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